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Lady Blackbird, la nuova Nina Simone

Ieri sera il concerto in Santeria a Milano a conclusione del suo mini tour italiano




La cantante del New Mexico, impegnata a promuovere il suo disco Black Acid Soul, uscito a settembre 2021 e ripubblicato l’anno scorso con l’aggiunta di nuovi brani, ha cantato per 5 date in una mini-tournée tutta italiana, conclusasi ieri sera in Santeria a Milano.



È senz’altro una delle “nuove proposte” più interessanti della scena jazz contemporanea, dotata di una voce particolarissima, piena di sfumature malinconiche, quasi soul (e dire che non ha mai preso lezioni di canto). Il suo primo disco è stato pubblicato nel 2021 e si intitola Black Acid Soul Composto tendenzialmente da cover, si apre con una reinterpretazione di Blackbird di Nina Simone, pezzo molto caro alla cantante che parla delle difficoltà di essere una donna nera nell’America degli anni ‘60, e che in questa nuova versione è diventata un inno del movimento Black Lives Matter. Il forte legame con la canzone traspare anche dal fatto che compare nel nome d’arte dell’artista (che in realtà si chiama Marley Munroe).


Nonostante abbia un solo album all’attivo, non stiamo parlando di un’esordiente: nel suo passato ci sono due contratti discografici e moltissimi concerti, che le hanno portato tanta esperienza e l’hanno fatta avvicinare al genere che meglio si adatta alla sua vocalità: il jazz. Black Acid Soul, prodotto da Chris Seefried, musicista americano che ha scritto brani anche per Prince ed oggi è uno dei produttori più interessanti della scena neo-soul, è stato un successo, e oltre ad ottime recensioni ha fatto guadagnare all’artista americana accostamenti importanti (tra cui quello con la stessa Nina Simone). Tanto è stato l’apprezzamento per l’album che ad ottobre dell’anno scorso è stato ripubblicato con l’aggiunta di nuovo materiale.



Per Lady Blackbird si tratta di un ritorno sul suolo italiano, dopo i tre concerti tenuti nel 2022. Questa volta però, le date sono state cinque, per comporre un minitour che è partito il 4 marzo da Bologna, poi Bari, Matera, Taranto e ieri sera chiusura a Milano.

Il concerto di Lady BlackBird è stato un evento di valore assoluto, non si possono utilizzare mezzi termini per descrivere uno spettacolo in cui tutto è stato perfetto e dove l’artista ha completamente affascinato il pubblico con una presenza scenica straordinaria e con una voce che non puoi fare a meno di accostare alle grandi donne che l’hanno ispirata a partire da Nina Simone.

La sua età è un mistero, di certo sappiamo che per arrivare all’attuale successo, LBB ha fatto una gavetta lunghissima: serate di cover nei locali, vocalist in gruppi blues, perfino slam poetry, sperimentando stili e generi diversi.

L’incontro e la sintonia immediata con Chris Seefried, è la sliding door che ne segna la carriera, i due decidono di provare a chiudersi in studio, arrangiando e scrivendo musica in una chiave che più volte hanno chiamato Black Acid Soul, da cui poi il titolo all’album contenente tre brani inediti e otto canzoni già esistenti, ma non semplici cover.



Black Acid Soul è anche il titolo del tour e definisce la traiettoria del live, che dopo un intro della Band, composta dallo stesso Chris Seefried (chitarra), Kenneth Crouch (piano), Jonny Flaugher (basso), Jimmy Paxson (batteria), inizia con un classico gospel, Walk with me, di cui Moby ne ha registrato una versione nel 2009 e una in questi giorni con il featuring della stessa Lady Black Bird.

L’atmosfera è quasi drammatica quando inizia Blackbird, brano in cui Nina Simone parla delle difficoltà di essere una donna nera nell’America degli anni ‘60; nell’interpretazione senti la passione e le influenze gospel, una voce nera e acida, vissuta come una black panther tanto che questa nuova versione pare sia diventata un inno del movimento Black Lives Matter.

Lo show prosegue con le song Collage, It’s not that easy e Five feet Tall,canzoni di un sentimentalismo a volte struggente, eseguite con dinamiche vocali che amplificano le emozioni, ognuna di esse è una conferma di essere in presenza di un grande talento.

La band non è in secondo piano, ma è coprotagonista sulla scena, Kenneth Crouch sul pianoforte a coda trascina il pubblico sui suoi percorsi sonori, concedendo citazioni di classici come Round Midnight.



Sulle note di Fix It, il pubblico è completamente rapito dalle note vocali che si fondono in una ballad costruita sul brano strumentale Peace Piece del leggendario pianista Bill Evans.

Lo show prosegue prosegue con brani strumentali, assoli di chitarra elettrica poderosi, Drum and Bass, aumentando di ritmo e virando verso stili jazz fusion, fino ad arrivare alla versione simil rock di Come Together dei Beatles.



Dopo questa impennata di ritmo il concerto volge al termine con Woman, l’ultimo singolo ancora in programmazione in Soul Collection, e la hit forse più conosciuta, di sicuro quella che ci ha fatto conoscere la sua grande voce, I Feel it comin’ per chiudersi poi con un’altra bellissima ballad It'll Never Happen Again.



Il prolungato intenso applauso anticipa il rientro della formazione per il bis, I am what i am, nota per le interpretazioni di Shirley Bassey e Gloria Gaynor.

Il concerto di Lady Black Bird è stato un'esperienza indimenticabile. La sua voce eccezionale, il suo carisma e il supporto di una band di veri talenti hanno creato una performance memorabile e coinvolgente, nella magia di un ambiente intimo e accogliente che ha permesso al pubblico di sentire l'energia e l'emozione della musica in modo ancora più profondo.

Ascoltandola e guardandola sul palco non possiamo fare a meno di pensare alla grinta e allo stile di Tina Turner, alla voce di Billie Holiday, oltre alla già menzionata Nina Simone, ma alla fine la sintesi è quella di una nuova incredibile voce, una nuova stella che brillerà nel cielo della black music.

Un ringraziamo anche a Bass Culture per l’organizzazione e per averci permesso di assistere allo show. L’artista americana sarà in italia anche il prossimo agosto in occasione di Festivalle, il festival della Valle dei Templi di Agrigento.




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