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SAULT, il collettivo senza volto che ha cambiato il suono del soul contemporaneo

  • Immagine del redattore: Sergio Basilico
    Sergio Basilico
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Tra mistero, spiritualità e resistenza: dal nuovo album Chapter 1 al messaggio eterno di “Good Things Will Come After The Pressure”


Sault - Chapter 1
Sault - Chapter 1

Nel panorama musicale contemporaneo esiste un nome che continua a sfuggire alle regole dell’industria, pur influenzandola profondamente: SAULT. Più che una band, SAULT è un collettivo artistico, un’idea in costante trasformazione che unisce soul, funk, afrobeat, gospel ed elettronica in un linguaggio musicale potente, politico e spirituale. Un progetto che ha fatto del mistero una scelta precisa e della libertà creativa una missione.

Nati nel Regno Unito alla fine degli anni 2010, i SAULT ruotano attorno alla figura del produttore Inflo (Dean Josiah Cover), già noto per le collaborazioni con Michael Kiwanuka, Little Simz e Adele. Intorno a lui gravitano musicisti e voci straordinarie, tra cui quella di Cleo Sol, una delle anime più intense del nuovo soul britannico, e attuale compagna di Inflo.

La caratteristica distintiva dei SAULT è l’anonimato: niente interviste, pochissime apparizioni pubbliche, comunicazione ridotta all’essenziale. La musica, e solo la musica, è al centro di tutto. Una scelta che rafforza il messaggio collettivo e universale del progetto.

 

Nel corso degli anni, i SAULT hanno pubblicato una quantità sorprendente di album in tempi ravvicinati, spesso senza preavviso. Alcuni lavori sono stati caricati online per un periodo limitato, altri accompagnati da performance-evento dal forte valore simbolico, come il celebre concerto a Londra nel 2023, più simile a una cerimonia spirituale che a uno show tradizionale.

I loro dischi affrontano temi centrali come l’identità nera, la memoria storica, la sofferenza collettiva, ma anche la guarigione, la fede e la speranza. È musica che nasce dal dolore, ma non si ferma mai lì.

 

Con l’uscita del nuovo album Chapter 1, i SAULT aprono simbolicamente un nuovo percorso. Il titolo suggerisce una ripartenza, un primo capitolo che guarda avanti senza rinnegare il passato. Il suono resta profondamente radicato nel soul e nel gospel, ma si fa ancora più essenziale, meditativo, quasi liturgico.

Chapter 1 non è un album pensato per il consumo veloce: è un’opera che richiede ascolto, tempo e presenza. Ogni traccia sembra dialogare con l’ascoltatore, invitandolo a rallentare e a ritrovare un senso più profondo, personale e collettivo.


 

All’interno di Soul Collection, la scelta del brano “Good Things Will Come After The Pressure” appare tutt’altro che casuale, il pezzo rappresenta una delle dichiarazioni più limpide della poetica SAULT. Il titolo è già un manifesto: le cose buone arrivano dopo la pressione. È un messaggio di resilienza, di fiducia nel futuro nonostante le difficoltà. Musicalmente, il brano unisce un groove caldo e avvolgente a una melodia quasi consolatoria, mentre il testo parla direttamente all’anima, senza retorica. In un’epoca segnata da incertezze sociali, personali e globali, questa canzone continua a risuonare come una promessa collettiva. Non una fuga dal dolore, ma la consapevolezza che attraversarlo è parte del processo di trasformazione.

 

I SAULT non sono solo un progetto musicale: sono un’esperienza, un atto di resistenza artistica e spirituale. Con Chapter 1 e con brani senza tempo come “Good Things Will Come After The Pressure”, il collettivo britannico continua a ricordarci che la musica può ancora essere uno spazio di verità, cura e cambiamento.

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