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Roger: la storia di un ragazzo che ha lasciato un segno indelebile

  • Immagine del redattore: Sergio Basilico
    Sergio Basilico
  • 29 nov 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Il ricordo di una vita troppo breve, accompagnato dalle note di I Want To Be Your Man


Roger Troutman
Roger Troutman

Roger non era soltanto un nome, ma una presenza capace di illuminare le giornate di chiunque incrociasse il suo cammino. Aveva quel modo di sorridere che scioglieva le tensioni e una gentilezza naturale che sembrava provenire da un’altra epoca, più sincera e più lenta. La sua storia, pur breve, è rimasta impressa nei gesti, nelle parole e nelle passioni che ha lasciato in eredità a chi lo ha conosciuto.

Amava la musica, soprattutto quella che sapeva raccontare emozioni con semplicità. Noi di Soul Collection abbiamo scelto un brano come I Want To Be Your Man per ricordarlo: un pezzo che parla di desiderio, di presenza, di voler essere qualcosa per qualcuno. Un canto che, oggi, si trasforma in un ponte emotivo tra chi lo ascolta e il ricordo di Roger. Quel ritmo, quelle parole, sembrano prendere un significato nuovo quando risuonano pensando a lui: è come se la musica sapesse dire ciò che è difficile esprimere a voce.

Gli amici lo descrivono come un ragazzo capace di ascoltare davvero, di esserci senza bisogno di gesti eclatanti. La sua forza era nella normalità, in quella umanità genuina che oggi appare sempre più rara. Roger sapeva entrare nella vita degli altri con delicatezza, lasciando un’impronta che il tempo non cancella.


 

Roger Troutman (1951–1999) è stato uno dei musicisti più influenti della storia del funk. Nato a Hamilton, Ohio, fondò negli anni ‘70 la band Zapp insieme a tre suoi fratelli e ad altri musicisti, portando il funk a nuove vette grazie a un suono innovativo e all’uso magistrale del talk-box, un effetto vocale che sarebbe diventato la sua firma artistica.

Con brani come More Bounce to the Ounce, Computer Love e I Want to Be Your Man, Roger rivoluzionò il modo di intendere la musica elettronica e d’atmosfera, lasciando un’impronta profonda anche sull’hip-hop, che ha campionato i suoi lavori innumerevoli volte.

 


La tragedia della sua morte:


  • La mattina del 25 aprile 1999, Roger Troutman è stato trovato gravemente ferito da colpi di arma da fuoco all’esterno del suo studio di registrazione a Dayton, Ohio.

  • Intorno alle 7:00 del mattino, testimoni riferirono di aver visto un’auto lasciare il luogo del delitto. Poco dopo, poco distante, fu rinvenuto il corpo del fratello di Roger, Larry Troutman, all’interno di un’auto — morto per un colpo di pistola autoinflitto.

  • Roger fu trasportato al Good Samaritan Hospital and Health Center, dove morì durante un intervento chirurgico a causa delle ferite. Aveva 47 anni.

  • Le autorità e i media conclusero che si trattava di un omicidio-suicidio: Larry avrebbe ucciso Roger e poi si sarebbe tolto la vita.

  • La notizia sconvolse il mondo della musica e della cultura: un artista di grande talento — fondatore di una delle band-cult del funk, punto di riferimento per molti musicisti e generazioni — ucciso da un gesto disperato, che chiuse bruscamente una carriera brillante.

 


La fine tragica di Roger Troutman non cancellò la sua arte: al contrario, la rese eterna. Le sue canzoni continuano a suonare, a emozionare, a influenzare. Ogni volta che I Want To Be Your Man si diffonde, non suona più soltanto come una melodia — torna a essere un ricordo, un saluto, un legame attraverso il tempo.

Ricordarlo non è nostalgia, è un atto di gratitudine. Gratitudine per ciò che ha creato, per le emozioni che ha dato, per il segno che ha lasciato. E anche per ricordarci quanto la musica possa diventare memoria, resistenza, presenza.

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