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Tank and the Bangas, poesia urbana e soul contemporaneo: il ritorno con “The Last Balloon”

La band di New Orleans chiude la trilogia dei “Balloon” con un disco ricco di groove, spoken word e riflessioni intime. Tra i brani più rappresentativi spicca “Ain’t That Deep”, manifesto della nuova maturità artistica del collettivo.



I Tank and the Bangas rappresentano una delle realtà più originali della musica afroamericana contemporanea. Nati a New Orleans nel 2011 attorno alla figura carismatica della cantante, poetessa e performer Tarriona 'Tank' Ball, hanno costruito negli anni un linguaggio musicale difficilmente classificabile: funk, soul, jazz, hip hop, spoken word e teatro convivono in un’identità sonora libera e profondamente legata alla cultura della Louisiana. La svolta arriva nel 2017 con l’esibizione al celebre NPR Tiny Desk Contest, che porta il gruppo all’attenzione internazionale e apre la strada a una rapida ascesa culminata nella candidatura ai Grammy come Best New Artist nel 2020.

Dopo gli apprezzati album “Green Balloon” del 2019 e “Red Balloon” del 2022, la band ha continuato a espandere il proprio universo creativo fino alla conquista del Grammy per il progetto spoken word “The Heart, The Mind, The Soul”, premiato nel 2025. Il gruppo si è sempre distinto per la capacità di alternare momenti festosi e ritmi danzanti a testi introspettivi, poetici e socialmente consapevoli, mantenendo intatta la spontaneità tipica della scena musicale di New Orleans.

 


Il nuovo album “The Last Balloon”, uscito il 15 maggio 2026 per Verve Forecast, conclude idealmente la trilogia dei “Balloon” e segna contemporaneamente l’inizio di una nuova fase artistica. Tarriona Ball ha spiegato ironicamente di aver scelto questo titolo per evitare che il pubblico continuasse a chiedere un eventuale “Purple Balloon”, sottolineando come il gruppo senta oggi il bisogno di esplorare territori diversi.

“The Last Balloon” conferma l’approccio eclettico della band: soul psichedelico, groove funk, jazz moderno e poesia urbana si intrecciano in tredici tracce che ospitano collaborazioni con artisti come Lucky Daye, Ledisi, Dawn Richard e David Shaw. I singoli anticipati prima dell’uscita, tra cui “Move”, “No Invite” e “Nighttime”, hanno mostrato un suono più aperto e sperimentale, ma sempre legato all’intensità narrativa di Tank.


 

Tra i brani più significativi del nuovo progetto emerge “Ain’t That Deep”, una canzone che riassume bene la filosofia attuale del gruppo. Inserita come seconda traccia dell’album, si muove tra soul minimale, ritmiche rilassate e una scrittura che invita a ridimensionare ansie, conflitti e drammi quotidiani. Il brano conserva l’approccio poetico di Tarriona Ball ma lo traduce in una forma più essenziale e immediata, quasi colloquiale. Il messaggio è chiaro: imparare a lasciar andare il peso emotivo delle cose, senza perdere sensibilità e consapevolezza.

Anche il pubblico online ha accolto positivamente il nuovo lavoro, molti ascoltatori hanno definito “The Last Balloon” una conclusione coerente e intensa della trilogia, capace di bilanciare l’anima più festosa del gruppo con quella più introspettiva e poetica. È proprio questa doppia natura ad aver reso Tank and the Bangas una delle formazioni più innovative degli ultimi anni: una band in grado di trasformare la spoken poetry in musica popolare senza perdere autenticità.

 

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