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Dahi, oltre il beat

2 set
Tempo di lettura: 3 min

Con Black Boy (Alternative) il producer di “Money Trees” si prende finalmente il centro della scena. E in “How To Pray”, insieme a Kendrick Lamar e Amber Mark, trova una delle sue espressioni più intime.



Per anni Dahi è stato uno di quei nomi che, anche quando rimanevano scritti in piccolo nei credits, finivano inevitabilmente per lasciare un segno enorme. Nato Dacoury Natche a Inglewood, California, e conosciuto a lungo come DJ Dahi, è uno dei producer più importanti della scena hip-hop e R&B americana degli ultimi quindici anni. Il suo curriculum parla da solo: Kendrick Lamar, Drake, Big Sean, Vince Staples, Schoolboy Q, Travis Scott, SZA, Madonna, Childish Gambino e molti altri.

La consacrazione arriva anche attraverso “Money Trees”, il classico di Kendrick Lamar contenuto in good kid, m.A.A.d city, dove Dahi costruisce un groove sospeso e malinconico a partire da una produzione estremamente raffinata. Negli anni successivi continuerà a muoversi con la stessa naturalezza tra hip-hop, R&B, pop, soul ed elettronica, contribuendo anche a progetti come DAMN. di Kendrick e 3.15.20 di Childish Gambino.

 

Ma Black Boy (Alternative) rappresenta qualcosa di diverso: Dahi non è più soltanto l'uomo dietro il suono degli altri, ma diventa finalmente il protagonista della propria musica.

L'album, pubblicato il 28 agosto per ALTER Music, raccoglie undici tracce e circa quaranta minuti di musica. È un lavoro difficile da chiudere dentro una singola definizione: chitarre, batteria live e programmata, soul, hip-hop, rock alternativo e suggestioni della musica dell'Africa occidentale convivono in un paesaggio sonoro stratificato e sorprendentemente organico.

Dahi ha descritto questa direzione come una sorta di “African Radiohead”: una formula volutamente provocatoria, ma utile per capire l'incontro tra il rock degli anni Novanta, i ritmi dell'Africa occidentale e la sensibilità hip-hop che ha sempre caratterizzato il suo lavoro.

 

Il titolo stesso, Black Boy (Alternative), sembra raccontare una liberazione: quella di un artista che, dopo aver passato gran parte della carriera a valorizzare le idee degli altri, decide di mettere in primo piano la propria identità musicale. Per costruire il disco Dahi ha infatti lavorato con una vera e propria squadra di musicisti, trasformando il processo creativo in un dialogo continuo tra strumenti, ritmi e voci.

Ed è proprio qui che arriva “How To Pray”, il brano scelto questa settimana per la playlist di Soul Collection.


 

La collaborazione con Kendrick Lamar e Amber Mark potrebbe sembrare, sulla carta, un incontro quasi inevitabile: Dahi e Kendrick condividono una storia musicale che parte da “Money Trees” e attraversa alcuni dei momenti più importanti della discografia del rapper di Compton. Ma “How To Pray” non cerca di replicare quella formula.

Al contrario, il brano si muove in una dimensione più raccolta e contemplativa. Dahi costruisce una base fatta di chitarre, ritmo e dettagli atmosferici, lasciando molto spazio alle voci. Kendrick sceglie un'interpretazione più trattenuta e vulnerabile rispetto a molte delle sue prove più esplosive, mentre Amber Mark aggiunge una componente R&B calda e avvolgente, soprattutto attraverso le armonizzazioni che diventano uno degli elementi più belli della traccia.

Il risultato è una canzone che parla di intimità, fede, amore, fiducia e vulnerabilità, senza trasformare questi temi in una dichiarazione eccessivamente solenne. La dimensione spirituale suggerita dal titolo convive con quella sentimentale: il rapporto con l'altro e il rapporto con Dio sembrano per certi versi appartenere allo stesso spazio emotivo.

 

È soprattutto l'equilibrio tra i tre artisti a rendere “How To Pray” così interessante. Kendrick porta il peso narrativo e introspettivo delle sue parole; Amber Mark ne amplifica la dimensione emotiva; Dahi tiene tutto insieme con una produzione che non invade mai la scena. È il tipo di brano in cui il producer non cerca di dimostrare quanto può fare, ma quanto può far respirare una canzone.

Ed è probabilmente questo il punto centrale di Black Boy (Alternative): Dahi usa la libertà conquistata dopo anni passati dietro le quinte non per alzare il volume, ma per allargare lo spazio creativo.

 


In un album pieno di collaborazioni importanti — da Childish Gambino a Vince Staples, da Moses Sumney a Ravyn Lenae — “How To Pray” riesce così a essere uno dei momenti più delicati.

Una scelta naturale per Soul Collection: perché il soul, prima ancora che un genere, è una questione di atmosfera, vulnerabilità e connessione. E in “How To Pray” Dahi, Kendrick Lamar e Amber Mark riescono a trasformare tutti questi elementi in poco più di quattro minuti di musica sospesa, intima e profondamente umana.

Questa settimana, in Soul Collection, si prega anche così.

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